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Invito alla lettura di questo mio lavoro contenuto nell’ultimo numero di Contrappunto. Purtroppo le considerazioni lì espresse, scritte alcuni mesi fa, sono confermate e addirittura sottolineate durante questa terribile crisi che ci sta colpendo.

Abbiamo costruito una società che non considera i bisogni dei minori, dipinti adesso come untori e non come protagonisti di un ritiro sociale potenzialmente traumatico.

In pochi, a livello istituzionale e non solo, si sono preoccupati di considerare i possibili effetti psicologici di questa situazione.

I bambini sono scomparsi per decreto, scrive Wu Ming nel suo blog, non per proteggerne la salute ma per difenderci dalla loro potenziale carica contagiosa. Ovviamente non entro nel merito delle questioni che competono a medici e infettivologi (che però di fatto consigliano il governo e che non hanno vietato l’uscita dei bambini tout court), ma se anche una breve passeggiata sotto casa con un genitore costituisce un pericolo e uno scandalo per molti, credo che questo atteggiamento di panico possa rappresentare perfettamente la difesa dalla carica contagiosa dell’epoca dell’infanzia e l’impossibilità di contattare le parti maggiormente disorganizzate di noi stessi.