Terre Rare – Subsonica
Maggio 22, 2026 2026-05-22 13:13Terre Rare – Subsonica
Terre Rare
Autore: Subsonica
Etichetta: Epic records/Sony music
Anno: 2026
Produzione: Italia
Recensione a cura di Giorgia del Mese
tempo di lettura 2 minuti
Lucidi, lividi, compatti come una cassa in quattro quarti, eppure dissonanti, divergenti e invasivi come un suono distorto o una frequenza sbagliata. Questi sono i Subsonica che tornano a 30 anni dalla loro prima pubblicazione, esperienza artistica che ha fatto irruzione travolgente, paradigmatica e irriverente nel panorama del pop elettronico italiano senza possibilità di redenzione. La rivoluzione sonora e concettuale portata dai Subsonica ha reso possibile una emancipazione stilistica e di produzione fino agli anni 90 solo timidamente accarezzata e corteggiata dai gruppi contemporanei. Con i loro dischi si è avverata la possibilità di fondere, senza timori e obbedienze, l’elettronica con l’urban, il dub e la canzone d’autore, l’esistenzialismo heiddegeriano più cupo con la militanza politica più radicale, l’intimismo solipsistico più lacerante con la responsabilità verso le grandi questioni che agitano la specie umana.
Tornano con il loro undicesimo lavoro in studio “Terre rare” che rappresenta un’ulteriore ricerca identitaria, andando ad esplorare geografie sonore cercate in un altro territorio, in un topos lontano e misterioso, nell’altra sponda del mediterraneo, come un luogo inesplorato del Sé. Questo nuovo disco prende vita da un viaggio in Marocco fatto dalla band alla ricerca di nuovi strumenti, nuovi pattern ritmici, nuove suggestioni che il gruppo riesce a fondere armonicamente con l’elettronica. Una world music tesa, accelerata, inquieta. Un ritorno del rimosso o un perturbante sonoro che arriva come secondo colpo nella storia collettiva dei Subsonica. Nel titolo stesso del nuovo disco “Terre rare” riecheggia la ricerca dell’elemento misterioso, della scena primaria inattesa e forclusa, del pulsionale desiderato e temuto nella sua conoscenza, quasi la paura dell’eccitazione.
In questa ricerca archeologica di un passato sonoro-psichico producono un disco consapevole della ricerca e teso verso l’esperienza, verso la domanda infinita sul chi siamo e sul compito sempre acerbo di diventare sé stessi.
Nella prima traccia “Al confine” è il suono a diventare onomatopeico della sofferenza, ritmi tribali e senza respiro, una poetica che si fa suono, una narrativa impetuosa, che lascia nessuno spazio all’indulgenza, la necessità diventa l’elaborazione del lutto, la presa in carico della sofferenza.
E anche nella seconda traccia “Straniero” dove la vis antimilitarista irrompe e l’indignazione pacifista è irretibile e ribelle, emerge la visione dell’altro da sé, come soggetto da accogliere e pensare, non solo nelle dolorose migrazioni di interi popoli alla ricerca di vita ma come riconoscimento di un elemento estraneo dentro ognuno di noi che vuole essere prepotentemente accolto. L’inconscio dei Subsonica è convincentemente vigoroso.
In “Teorie”, la realtà si sposta verso l’esterno, la preoccupazione diventa alloplastica e lievemente psicotica. Una resa psichica del lavoro del lutto fa emergere la necessità difensiva di proteggersi dal conflitto, Una regressione o un riposo psichico rispetto al lavoro evolutivo delle tracce precedenti.
“Radio Mogadiscio” invece riprende il viaggio sonoro ed esistenziale con coraggio, vitalità e creazione. Il suono è in transito verso terre nuove e la memoria. I confini devono spostarsi e l’esplorazione deve avere aria. Il rischio di questa intraprendenza è di perdersi e non trovarsi più.
Il disco si chiude con “Terre rare” in cui si avverte sonoramente il suono del mare, un mare fisico e simbolico da attraversare, da temere, per giocare nelle onde o per restarne faticosamente a galla.
Un disco coraggioso, prodotto in modo eccellente, virtuoso nei contenuti e che rappresenta un invito a non sedersi mai malinconici sulle sponde di un fiume, ma provare con timore ad attraversarlo.
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