PDM-3

Recensioni LibriRubrica "Associamo"

PDM-3

PDM-3

Raffaello Cortina Editore, Milano, 2025

a cura di Vittorio Lingiardi & Nancy McWilliams 

Recensione a cura di Corrado D’Agostini

tempo di lettura 2 minuti

Diagnosi psicodinamica tra nomotetico e idiografico:

dal dibattito storico al contributo del PDM-3

Fin dalle sue prime formulazioni teoriche, la psicoanalisi ha attribuito alla diagnosi un significato che trascende la mera descrizione fenomenologica. Nel 1915 Freud affermava che lo scopo della clinica non fosse semplicemente “descrivere e classificare i fenomeni”, ma concepirli come “indizi di un gioco di forze che si svolge nella psiche”. In questa prospettiva, la diagnosi assume una funzione interpretativa, orientata alla comprensione dei processi dinamici sottostanti ai sintomi. Coerentemente, Freud sottolineava anche la necessità di un uso prudente e responsabile della diagnosi in ambito terapeutico, affermando nel 1926 che l’analista dovrebbe, per quanto possibile, avere la certezza che il trattamento sia effettivamente indicato e potenzialmente benefico per il paziente.
Nonostante tali premesse, il tema diagnostico ha continuato a suscitare ambivalenze nel panorama clinico. Come osservato da Nancy McWilliams (2011), per molti terapeuti la “diagnosi” resta una parola problematica, talvolta percepita come riduttiva o persino stigmatizzante. In effetti, accade non di rado che il clinico, nel tentativo di contenere l’ansia generata dall’incertezza diagnostica, finisca per ipersemplificare la complessità della persona, ricorrendo a etichette patologizzanti che rischiano di punire o distanziare personalità difficili o problematiche.
Per diversi decenni, il dibattito scientifico sulla diagnosi psicopatologica è stato caratterizzato da una contrapposizione tra due principali orientamenti: da un lato, l’approccio nosografico di tipo descrittivo, centrato sul sintomo e sul comportamento, volto all’identificazione di sindromi discrete; dall’altro, un modello di matrice psicoanalitica, inferenziale e dimensionale, fondato sull’analisi delle rappresentazioni mentali e dei processi impliciti che sottendono la manifestazione sintomatologica. L’eccessiva schematicità della diagnosi categoriale e la conseguente scissione tra il processo diagnostico e la sua dimensione clinica hanno alimentato, in alcuni contesti, forme di resistenza anti-diagnostica, spesso attraversate da scetticismo o antagonismo, con il rischio di derive idiosincratiche e di formulazioni diagnostiche prive di adeguato fondamento scientifico.
Già Karl Jaspers (1913) aveva colto questa tensione, affermando che ogni disturbo psichico “corrisponde nel suo modo di manifestarsi al livello psichico dell’individuo che ne è colpito” e sostenendo, al contempo, che tutti i sistemi diagnostici sono destinati a rappresentare un “tormento” per clinici e ricercatori. Riprendendo tale linea di pensiero, Lingiardi ha osservato, presentando a Milano il 16 Gennaio la terza edizione del Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM-3), che una buona diagnosi nasce dalla capacità del clinico di sostenere la tensione tra due poli conoscitivi: quello idiografico, orientato alla comprensione della specificità e unicità del singolo individuo, e quello nomotetico, volto all’individuazione di regolarità e categorie generali. Solo nell’equilibrio dinamico tra queste due prospettive la diagnosi può recuperare senso clinico e sensibilità umana.
Alla luce di tali considerazioni, il PDM si propone come un modello diagnostico complementare ai sistemi categoriali tradizionali. Se il DSM può essere inteso come una tassonomia dei disturbi, il PDM può essere concepito come una tassonomia degli individui, definiti a partire dal modo soggettivo in cui vivono e organizzano la propria esperienza di disagio. In questa prospettiva, l’attenzione si sposta dal “che cosa ha” il paziente al “chi è” la persona che soffre.
Il PDM rappresenta la prima nosografia dei disturbi psichici esplicitamente fondata su un approccio diagnostico psicodinamico, integrando sistematicamente letteratura clinica e ricerca empirica. Il suo obiettivo è rispettare la soggettività sia del paziente sia del clinico, offrendo un modello diagnostico in grado di descrivere l’intero spettro del funzionamento individuale: dagli aspetti più manifesti ai livelli profondi che strutturano i pattern emotivi, cognitivi, interpersonali e sociali. Ciò consente di leggere la patologia nel contesto della personalità, di considerare le specificità e i bisogni individuali, di individuare le risorse psicologiche e di favorire un dialogo più fecondo tra clinica e ricerca.
Il PDM si rivolge pertanto a tutti i professionisti della salute mentale interessati a una formulazione diagnostica complessa e articolata, capace di integrare sintomi, organizzazione di personalità e funzionamento psichico e sociale (Lingiardi & McWilliams, 2015). La terza edizione del manuale, successiva a quella del 2006 e del 2017, introduce rilevanti innovazioni: una prospettiva maggiormente evolutiva, con attenzione alle fasi dello sviluppo e alle transizioni critiche del ciclo di vita; una valorizzazione dell’approccio dimensionale e delle risorse del paziente; una struttura più accessibile e leggibile, basata su descrizioni derivate dall’esperienza clinica; l’apertura a nuove aree di riflessione, quali le pandemie, i cambiamenti climatici, l’identità di genere e la genitorialità; nonché una più ampia integrazione con la psicologia cognitiva e le neuroscienze. A ciò si aggiunge l’aggiornamento degli strumenti operativi, come le Psychodiagnostic Charts, corredate da nuovi casi clinici, finalizzati a facilitare la formulazione diagnostica e l’orientamento al trattamento.
Nel suo complesso, il PDM-3 si configura come un tentativo rigoroso di restituire alla diagnosi la sua funzione clinica originaria: non un’etichetta riduttiva, ma uno strumento di comprensione profonda della sofferenza psichica nella sua dimensione soggettiva e relazionale.

Bibliografia:

Freud S. (Vorlesungen zur Einführung in die Psychoanalyse) 1915. Ed.it.: Introduzione alla psicoanalisi, 1915, Opere vol. 8 pag.246, Bollati/Boringhieri, Torino, 1976.
Jaspers K. (Allgemeine Psychopathologie) 1913. Ed.it.: Psicopatologia generale, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma, 2000.
Lingiardi V., McWilliams N. PDM-2, Cortina, Milano, 2018.
McWilliams N. (Psychoanalytic Diagnosis: Understanding Personality Structure in the Clinical Process ) 1994, Ed.it.: La diagnosi psicoanalitica, Astrolabio Ubaldini, Roma, 2012.