Orbit Orbit – Caparezza
Febbraio 19, 2026 2026-02-19 16:07Orbit Orbit – Caparezza
Orbit Orbit
Autore: Caparezza
Etichetta: BMG
Anno: 2026
Produzione: Italia
Recensione a cura di Giorgia del Mese
tempo di lettura 2 minuti
“Io sono il viaggio, sono il bagaglio, sono il distacco, sono il traguardo” – questo è l’incipit potente del ritorno di Caparezza. Uno degli autori più autorevoli, indipendenti e autentici della scena della musica italiana. Torna dopo anni con il suo nono lavoro in studio “Orbit Orbit”. Per niente stanco ma con una fiamma esistenziale e creativa ancora palpitante. Un progetto accompagnato da un fumetto che estende la narrazione dal musicale al visivo e rappresentativo, quasi satura di contenuti, suggestioni e sollecitazioni che dall’emotivo approdano al sociale e poi ritornano e intrecciano e integrano filosofia, denuncia, dolore psichico, attualità belligerante.
Non dà pace questo disco, non fa respirare, inchioda in una vertigine quasi notturna, eppure, amichevole perché ripercorre creativamente la complessità delle inquietudini della nostra specie in questo momento storico impantanato eppure in transito.
Un disco che diventa un santuario, un inno alla curiosità verso l’ignoto, un omaggio alla domanda infinita sull’essere gettati nel mondo, sulle cesure originarie dall’atto di nascere a quella del fine vita. Un lavoro duro, eppure a qualcuno tocca farlo, la risposta dolorosa e onesta di Caparezza è che tocca a tutti noi attraversare questa fatica. Il rischio di non percorrerlo è il conformismo, l’inautenticità, restare storditi in mezzo ai cazzotti tra chi vuole che giochi troppo forte e chi ti addormenta per non farti giocare mai. Un disco maturo ed evolutivo quello di Caparezza che nei suoi contenuti è capace di restituirci un’integrazione, di più, una convivenza felice tra inquietudine e ricerca, tra lutto e speranza, tra melanconia e futuro, il cui risultato artistico è un rassicurante presente affannoso. Come ci ha abituato l’autore c’è un panorama stratificato musicale che va dal rap, all’elettronica all’opera, simbologia sonora di un universo psichico in cui si muovono istanze in dialogo, in conflitto, scenario musicale tra l’ironia e la morte, tra passato da denunciare, presente da curare, futuro da allevare. Un viaggio onirico-sonoro questo disco, quasi un sonno della veglia da cui ci si ridesta tormentati ma fiduciosi, una esperienza terapeutica in cui si rinuncia ad essere il bagaglio delle sofferenze transgenerazionali, ad essere il “ricevente avvelenato” come dice Racamier1 ed iniziare a pensarsi come soggetto sceneggiatore della propria storia psichica.
Tra le 14 tracce degne di nota sono “Il pianeta delle idee”, irriverente tracciato di una esistenza priva di immaginazione e di personalità, il regno della anonimia e della anomia, dove la noia non diventa serbatoio per la creatività ma condanna senza assoluzione temporanea verso la rinuncia alla propria vitalità esistenziale.
Il viaggio da immaginario astronauta dell’esistenza prosegue nella intensa “Come la musica elettronica” un invito struggente e costruttivo a non ripetere il passato, a curarsi dai fantasmi delle immagini primarie e farsi parte attive e protagonista, anche se dolente di un presente da vivificare.
E si rianima l’intento e la tensione umanista e socialista dell’autore nella traccia
“Patosphera” in cui l’empatia, ma direi la simpatia nel suo senso etimologico composto da “Syn” insieme e “Pathos” sentire può candidarsi come elemento potenzialmente salvifico e trasformativo rispetto al narcisismo distruttivo, eccitante ma alienante.
L’astronauta Caparezza ritorna sulla terra con la traccia “Purificat” in cui convoca come in una assemblea dell’umanità 66 elementi di coro e orchestra a richiamare una responsabilità collettiva, un inconscio sociale che è deputato ad essere il depositario della sopravvivenza del respiro del mondo. Nessuno si salva da solo, ma per fortuna abbiamo ancora l’arte e la creatività a sublimare la distruttività.
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