Luigi Ghirri. Polaroid ’79-’83
Gennaio 9, 2026 2026-01-10 11:25Luigi Ghirri. Polaroid ’79-’83
Luigi Ghirri. Polaroid ’79-’83
La mostra è curata da Chiara Agradi e Stefano Collicelli Cagol, display progettato da Ibrahim Kombarji, grazie alla collaborazione con la Fondazione Luigi Ghirri presso il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato ed è in programma dal 22 novembre 2025 al 10 maggio 2026
Recensione a cura di Alessio Ciardi
tempo di lettura 2 minuti
Gerani rosa oltre il vetro di una finestra bianca
Il lunotto di un maggiolino arancione e una strada di montagna
Un foto di donna con pantaloni multicolori sul selciato, forse di un marciapiede
Niente di speciale, oggetti comuni ritratti nelle polaroid di Ghirri. Nel suo lavoro non ha usato altra materia che la normalità, partendo da elementi semplici della realtà, per rivederli nei suoi progetti sotto una nuova luce.
Le stampe rivelano il suo sguardo particolare e le idee precise sul paesaggio che lo circonda. L’esposizione procede su di un possibile binario immaginario. Al centro, come dei vagoni, ci sono le polaroid di grande formato 20×24 che Ghirri scattò presso la casa madre europea della Polaroid stessa ad Amsterdam. Porta con sé in Olanda una valigia piena di oggetti, immagini che sovrappone ad altre immagini in una sorta di stratificazione, in qualche modo riproducendo i nessi associativi della memoria e dell’inconscio, dove un dettaglio rinvia a un altro e a un altro ancora, oggetti evocativi di memorie possibili. Ai lati, sulle pareti, scorrono parallele nel corridoio le piccole classiche polaroid che hanno attratto maggiormente la mia attenzione. In questi piccoli riquadri, rimane inalterata la cifra di Ghirri, nonostante l’uso dell’istantanea sino alla fine degli anni ‘70 non facesse parte della sua ricerca.
L’istantanea pone ancora l’interrogativo sull’uso dell’immagine, sulla sua sovrapproduzione e conseguente deterioramento del medium fotografico, tema su cui Ghirri già rifletteva nei suoi scritti, ben prima dell’avvento del digitale. L’istantanea sembra aprire, nelle sue foto, da un lato un nuovo spazio di gioco, dall’altro fa pensare a un possibile lavoro preparatorio per i progetti più complessi. La polaroid consente di vedere subito il prodotto dello scatto, con uno scarto brevissimo tra posa e stampa. La foto istantanea richiede una minore preparazione e consente una maggiore tolleranza all’errore. Potrebbe avere senso fantasticare che guardando queste foto siamo il più vicino possibile a conoscere l’occhio di Ghirri, che osserva il mondo.
In un’intervista1 descrive il suo modo di fotografare come soggettivismo poetico, citando il fotografo ungherese Kertész. E’ una sorpresa scoprire che anche Cartier-Bresson, in un’altra intervista, riferisca di essere stato profondamente ispirato dal lavoro di Kertész. Cartier-Bresson e Ghirri sono molto distanti nel loro modo di scattare e di pensare all’immagine fotografica, ma forse quello che li accomuna è l’interesse per la comprensione del presente, senza infingimenti. Il primo coglie l’istante, l’altro l’assente, l’uno svela attraverso la definizione del bianco e nero, l’altro ‘vela’ attraverso la ricerca tenue del colore e le sue particolari inquadrature.
Ghirri sospende il tempo e la realtà attraverso gradazioni diverse di dettaglio, trasparenza e ambiguità. L’atto di guardare e scattare congiungono realtà e inconscio. La fotografia è conoscenza e affetto, scrive: “il mio impegno è vedere con chiarezza” 2, niente per lui è superficiale. Ci mostra un paesaggio quotidiano, apparentemente insignificante, che tende inevitabilmente alla rimozione, ma nel suo lavoro questo paesaggio assume nuovi significati. Ghirri guarda il mondo, gli oggetti, i piccoli dettagli della quotidianità, per “vedere come se fosse la prima o l’ultima volta”, fotografare “è come osservare il mondo in uno stato adolescenziale” 3.
Edera verde scuro su di un muro bianco e mattonelle bianche
Un flipper, tre sedie e un tavolo, una tenue luce rosata
Palloncini colorati, sullo sfondo, un cielo azzurro
Bibliografia:
1 Ghirri L. (1991), Collezionista di attimi, in Niente di antico sotto il sole. Scritti e interviste, Quodlibet, Macerata, 2021.
2 Ghirri L. (1978), Prefazione, in Kodachrome, sixth printing 2023 MACK.
3 Ghirri L. (1989), Un canto della terra, in Niente di antico sotto il sole. Scritti e interviste, Quodlibet, Macerata, 2021.
Articoli simili
PDM-3
La parabola del seminatore – Octavia E. Butler
Le Macchine Non Possono Pregare – Anastasio
C’era due volte – Franck Thilliez
Elizabeth – Ken Greenhall
Recensioni
Articoli e relazioni

