Dracula – Bram Stoker
Febbraio 4, 2026 2026-02-04 19:59Dracula – Bram Stoker
Dracula
Giulio Einaudi Editore, Torino, 2012
di Bram Stoker
Recensione a cura di Tommaso Bortolotti
tempo di lettura 2 minuti
Leggere Dracula nel 2026
Cosa permette ad un libro di poter diventare un classico?
Sfogliando Dracula di Bram Stoker, datato 1897, si può cogliere un’accurata fotografia dello spirito del tempo, con le controversie e le posizioni filosofiche che lo attraversavano e questo fa necessariamente del libro un manifesto di un periodo storico e, secondo molti, anche del genere letterario del Romanzo Gotico. A mio avviso tali caratteristiche fanno di un’opera qualcosa di importante ma, per poter utilizzare la dicitura di classico, è necessario che essa riesca ad attraversare alcune questioni fondanti per l’essere umano, trascendendo luoghi e tempi. La domanda da cui parto è dunque questa: può Dracula dirci qualcosa di profondo rispetto a questioni umane universali?
Partendo da alcune sensazioni che ho provato accostandomi al romanzo mi torna in mente un vissuto alternativo di estrema vicinanza e lontananza. Buona parte della scrittura contemporanea sembra poggiarsi sul bisogno del lettore di identificarsi, trovando qualcosa di Sé all’interno della storia; libri che utilizzano un linguaggio e riferimenti che evocano vicinanza offrono un’esperienza immediata di comprensione e condivisione.
Dracula rende molto difficile questa immediata identificazione, è un romanzo epistolare, a tratti lento, che richiede al lettore odierno di potersi perdere per trovare qualcosa di diverso. Le riflessioni di cui si fa portatore il romanzo sono sensazioni a cui il lettore si accosta con lentezza e preparazione, come l’incedere della storia procede per prove ed errori, ma senza mai abbandonare l’intuizione di qualcosa di più profondo che potrebbe essere scoperto. L’analogia con il processo psicoterapeutico e psicoanalitico (non sembra forse, a tratti, Van Helsing un giovane Freud?) è immediata: la verità, così come la verità emotiva, è qualcosa a cui si accede per prove ed errori, spesso in maniera parziale, mai completamente comprensibile. Colpisce quanto Van Helsing abbia bisogno sempre di dimostrare le sue teorie, come a dare un supporto emotivo e cognitivo rispetto a qualcosa che è sotto agli occhi di tutti ma che non può essere visto finché non viene sperimentato in vivo.
Nell’esperienza con il mondo di Dracula, così come nell’esperienza radicale di contatto con l’inconscio proprio e dell’altro, è sempre presente uno scarto, una quota di mistero e incomprensibilità, talvolta pensabile solo in après-coup.
È dunque attraverso questo incedere che Dracula ci accompagna ad affrontare l’universalmente presente tema del lutto, o meglio di qualcosa che non vuole o non può morire. Il vampiro è una creatura relegata alla periferia del mondo ma che sembra tornare a reclamare il suo posto proprio nella scintillante città, come un pensiero che viene continuamente soppresso ma sembra ritornare come un Non morto, attraverso un perpetuo ritorno in forma di agito o ripetizione.
La clinica odierna e la nostra esperienza umana ci suggeriscono la quota di grande presenza nascosta che la melanconia occupa nel mondo di oggi. La coincidenza del soggetto con il suo sintomo, diviene un architrave biografico sopra al quale orientare la propria esistenza, l’insistenza nel ripiegarsi intorno ad una perdita come modalità rabbiosa per non lasciare mai andare davvero ciò che si è perduto, nel tentativo di non occuparsi mai della conseguente ferita narcisistica se non negandola. Questi sono solo due esempi della rilevanza di questa tematica nel nostro tempo.
Il libro ruota attorno a queste questioni, con un insegnamento fondamentale: pur cercando di conoscere e di comprendere numerose caratteristiche del comportamento del vampiro, vi sarà sempre qualcosa di oscuro che non può essere conosciuto ma solo accettato così com’è.
In un periodo storico che sembra fare dell’iperattività e della ricerca del piacere l’unica cifra vitale disponibile e antidoto contro possibili derive melanconiche, il romanzo ricorda un amore umano incomprensibile ed apparentemente antivitalistico verso la quiete e la possibilità di poter riposare. Il funzionamento psichico gode di salute quando può alternare un piacere attivo, frenetico e vitale ad un piacere maggiormente contemplativo, silenzioso e dormiente, rappresentato perfettamente dall’esperienza di lettura di Dracula.
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