Antonio Ligabue. La Grande Mostra
Aprile 7, 2026 2026-04-07 14:11Antonio Ligabue. La Grande Mostra

Antonio Ligabue. La Grande Mostra
L’esposizione, curata da Francesco Negri e Francesca Villanti, e organizzata dal Comune di Cagliari presso i Musei Civici, si svolge dal 28 novembre 2025 al 7 giugno 2026, con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna e della Fondazione di Sardegna, in collaborazione con Arthemisia.
Recensione a cura di Luca Ricci
tempo di lettura 2 minuti
Sempre intrigante, ma potenzialmente fuorviante, è il legame tra arte e follia.
La mostra di Ligabue a Cagliari è un’occasione per soffermarsi su questo taglio. La mostra è a Palazzo di Città fino al 7 giugno. Ordinata su due piani, propone anche elementi multimediali, come video dell’artista, uno sceneggiato per la televisione e stralci di telegiornale d’epoca. Forse è proprio questo rimando alla vita privata di Ligabue che impone un po’ una prospettiva che potrebbe essere lasciata in sospeso.
Diverse tipologie di opere: autoritratti, battaglie tra galli, dipinti di ricordi, bestie feroci esotiche e scene di predazione. È difficile sganciarsi dalla prospettiva nosografica, dall’idea che è la follia a rendere possibile quell’arte. Eppure, forse, l’arte le preesiste, come potenzialità di traduzione di un mondo interiore qualsiasi. Ligabue lo faceva così, traduceva la sua storia con quelle tinte feroci, spesse, che mordono l’occhio. Le linee nette delle figure principali contro uno sfondo non sempre curato, quasi a configurare un piano che solo serve per stagliare una figura, un soggetto, un tema. Un movimento ricorrente, intrusivo e necessitato.
Come i ritratti, moltissimi nella sua carriera, che sembrano guardare nell’essere guardati.
“Guardami”, sembra essere la domanda di uno specchio che ha mancato la sua funzione originaria.
“Fammi trovare intero nel tuo sguardo allo specchio”: forse una domanda dell’inizio.
Il paradosso del doversi guardare per essere visto, costruire specchi, sperando in un oggetto che vede. E poi la fame, il bisogno delle bestie: fauci enormi spalancate che sembrano gridare, più che ruggire. Gridare “Ho fame”, con dolore, impotenza e rabbia.
Tutti elementi che non sfuggono alla storia di ognuno e che in un artista trovano forse più intensità (?) ma, soprattutto, una traduzione differente. La follia è concessa a tutti. L’arte no.
Una nota: la mostra è in una città che offre molto.
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