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Il numero 42-43, che esce come numero unico per esigenze editoriali, si presenta come particolarmente complesso, dotato di articoli vari e compositi, di molte recensioni su libri e argomenti importanti, oltre che del consueto Notiziario. Iniziamo con l’accennare alle tematiche e alla presentazione dei loro Autori.

Due sono gli articoli di stampo bioniano, i quali portano il nome di Giovanni Hautmann e Vittorio Biotti.
Giovanni Hautmann, che non ha bisogno di presentazioni, ci offre un saggio su l’Autismo tra congetture ed esperienze psicoanalitiche. L’Autore considera l’autismo espressione di una sofferenza dello sviluppo psicogenetico. Partendo dalla premessa che i fenomeni mentali che caratterizzano l’autismo sono descrivibili tanto dalla psicoanalisi che dalle neuroscienze, Hautmann ritiene che nell’autismo, dal punto di vista psicoanalitico, sia presente un difetto della Funzione alfa, correlato allo splitting cognitivo primario, inteso come espressione di una condizione mentale connessa ad una difficoltà di trasformazione di elementi protomentali asimbolici in una pellicola di pensiero, costituita dall’evolversi di questi in elementi α sempre più integrabili.
L’articolo, con la descrizione di due casi clinici, propone di tentare l’avvicinamento esperienziale di alcuni di questi concetti, cerca cioè di raffigurare la visualizzazione nella mente di un oggetto divenuto assente nella realtà esterna e cerca di disegnare con modalità concrete “il tempo chye passa” in forme iconiche che probabilmente tentano di ricostruirsi nell’analisi,dopo che i loro equivalenti simbolici visivi, “esplosero” col perdersi del linguaggio verbale quando comparve l’autismo.
Vittorio Biotti, nel suo lavoro Un pensare in itinere. Rileggendo “Cogitations” di Wilfred R. Bion (1992/1996) fa una rassegna delle letture “critiche” del testo postumo di Bion che viene descritto nella notevole complessità delle sue tematiche teorico-cliniche. I Pensieri e appunti, riferiti agli anni 1958-1979 (particolarmente densi e numerosi dal 1959 al 1969), testimoniano del grande e continuo lavoro di approfondimento ed elaborazione dei principali temi bioniani, in particolare quelli più comunemente trattati nei lavori “classici”, ma ci introducono anche negli importanti argomenti dell’ultimo Bion. Da alcuni di questi “pensieri”, forse meno utilizzati o meno sviluppati da Bion, hanno preso origine a partire dal 1992, alcune linee di ricerca cui il lavoro fa riferimento.

L’articolo di Bernard Golse consiste in un ampio resoconto del seminario da lui tenuto alla A.F.P.P. all’inizio del 2009, sotto il titolo La formazione simbolica e il suo rapporto con la terapia degli adulti. Nel trattare il tema della simbolizzazione primaria nelle prime fasi dello sviluppo – argomento centrale del seminario – Golse evidenzia la radici dell’intersoggettività primaria e le precoci attitudini alla relazione di cui il bebè dispone fin dalla nascita. Altro aspetto centrale del lavoro è l’analisi delle componenti analogica/non verbale e digitale/verbale della comunicazione. La distinzione fra enunciazione ed enunciato offre stimolanti occasioni di comprensione delle modalità comunicativa nella prima infanzia e nella vita adulta.
L’importanza dell’osservazione del lattante emerge in rapporto allo studio della formazione del pensiero presimbolico, che prende le mosse dalle prime esperienze del bambino rispetto al continuo alternarsi delle presenza e della assenza della figura materna. Di notevole interesse risultano le esemplificazioni sulla simbolizzazione primaria in assenza di oggetto, che riportano il delicato lavoro di costruzione di una storia condivisa, in bambini che ne sono stati privati, attraverso il linguaggio del corpo, preverbale.
La ricchezza della discussione seguita al seminario ci ha suggerito di riferire anche alcuni punti salienti di essa.

In una prospettiva simile a quella di Golse, Reginè Prat affronta, nel suo ricco contributo La preistoria della vita psichica: evoluzione e tracce nell’incontro e nel processo terapeutico il problema delle origini precocissime dello psichismo e del riproporsi di questi livelli primitivi anche nella pratica clinica con gli adulti. Partendo dall’indagine sullo sviluppo della sensorialità fetale, l’Autrice ipotizza che il tatto, primo organo sensoriale funzionale, costituisca il modello di base per lo sviluppo successivo dello psichismo. Le modalità con cui viene esperita l’alternanza di presenza/assenza dell’oggetto, influenzata dal “toccare” o “essere toccato”, verranno poi declinate in tutte la altre modalità sensoriali, attraverso un primitivo processo di simbolizzazione, che andrà a costituire il fil rouge dell’organizzazione della personalità. Queste basi della via relazionale ed emozionale vengono esplorate in una prospettiva clinica, con riferimento particolare al trattamento analitico dei disturbi della simbolizzazione e delle patologie borderline.

Il lavoro di Antonio Suman dal titolo Cambiamenti nella società, nella psicopatologia e nella psicoterapia pone il tema dell’inquadramento e dello sviluppo della psicoterapia psicoanalitica nella società contemporanea e nel contesto dei cambiamenti familiari e interpersonali. Queste trasformazioni provocano effetti sui nostri modi di pensare. Anche la patologia dei pazienti in trattamento psicoterapeutico si è andata estendendo e diversificando, per cui si rende necessaria la revisione sia delle tecniche in rapporto ai risultati raggiunti, nel senso dei cambiamenti della struttura della personalità, che dei sintomi presentati. I setting modificati e le sedute a frequenza ridotta, rendono necessario analizzare non solo gli effetti delle interpretazioni del terapeuta quando riguardano specificamente l’inconscio, ma anche quegli interventi che tendono a modificare i processi consci e che costituiscono, nella terapia psicoanalitica, un’importante integrazione dei primi.

Linda Root Fortini, Laura Mori e Alessandra Paionni hanno rielaborato una relazione tenuta per il VII Convegno sull’adolescenza (Milano, 2006) dal tema: Tra adolescente e giovane adulto: percorsi ed esiti presentata dal gruppo di studio dell’A.F.P.P.
La fragilità narcisistica, scrivono le Autrici, è un elemento distintivo della crisi adolescenziale e si colloca tra il dolore per la perdita dell’onnipotenza narcisistica infantile e la necessità di costruire nuovi investimenti oggettuali e nuove identificazioni. Se nell’adolescenza normale l’evoluzione di tale condizione consente l’ingresso nell’età adulta attraverso l’acquisizione di una solida identità, la mancata “metabolizzazione” di tale fragilità prolunga, anche in età anagraficamente adulta, l’organizzazione psichica dell’adolescente. Lo scopo del contributo è quello di mettere in luce, con vignette cliniche di due giovani donne, gli aspetti caratteristici di questa fragilità dovuta al sentimento di mancata valorizzazione da parte dei propri genitori che ha portato a un’insufficiente autostima e rispetto di sé.

Per la rubrica Congressi e Convegni, Antonella Lumachi ha fatto una sintesi accurata dell’VIII Convegno Nazionale dei Gruppi di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Adolescenza (Catania, 2008), dal titolo L’adolescente prende corpo: dai problemi identitari all’assunzione del proprio genere, dalle manipolazioni somatiche all’autolesionismo, dai comportamenti rischiosi ai tentativi di suicidio, il corpo è sempre al centro dell’esperienza evolutiva e delle sue problematiche. Così nel suo modo di prendere corpo, l’adolescente sfida, imita, trasgredisce, denuncia, compie riti di passaggio necessari ad attraversare l’esistenza; come ha detto Merleau Ponty: “Il corpo è l’unico mezzo che ho di andare al cuore delle cose”.

Molto nutrita risulta la rubrica delle Recensioni.

Gina Ferrara Mori ci suggerisce la lettura del terzo libro di Monique Bydlowski: Les enfants du désir-Destins de la fertilitè. Numerosi sono gli interrogativi che l’Autrice pone circa i destini della fertilità quale punto d’incontro fra l’inconscio, la fisiologia della specie e il contesto storico-sociale e della infertilità quale sistema difensivo legato all’economia inconscia del soggetto. L’esplorazione di queste tematiche è accurata e rappresenta l’applicazione dell’orientamento psicodinamico dell’Autrice sia nella pratica clinica che nell’originalità del suo pensiero applicato allo studio dei processi di riproduzione. È degno di nota ifatti il protocollo ideato dalla Bydlowski che introduce la consultazione in binomio: il ginecologo e lo psicoanalista, che insieme possono creare una consultazione calda e contenente per chi si trova ad affrontare la tematica del desiderio del figlio e la difficoltà di procreare.

Il volume di Carlo Bonomi, Sulla soglia della psicoanalisi. Freud e la follia infantile è presentato da Paola Farneti attraverso una recensione che per l’ampiezza e l’approfondimento degli aspetti descrittivi e concettuali, sembra quasi assumere la forma di un “piccolo saggio” volto a mettere in luce l’originalità dell’approccio metodologico. Attraverso un decentramento di prospettiva, Bonomi infatti sposta il punto di prospettiva dalla figura (Freud) allo sfondo (contesto storico), cercando di ricostruire nei dettagli gli sviluppi dell’ambiente medico psichiatrico di fine ‘800 dove andavano emergendo, pur fra molte incertezze, le prime intuizioni sulla sessualità infantile. Il progetto dell’Autore si articola intorno ai grandi temi della psicoanalisi nel tentativo di mettere in luce i legami e le continuità del pensiero di Freud con il sapere scientifico della sua epoca.

Roberta Pisa recensisce il libro di due psicoanalisti francesi Renè Major e Chantal Talagrand, dal titolo Sigmund Freud: ancora una pubblicazione su Sigmund Freud, di natura però un po’ diversa dalle altre. I due psicoanalisti esplorano la Vienna mitteleuropea nella quale viveva il padre della psicoanalisi e invitano a riflettere anche su quanto la prima guerra mondiale e le tragica stagione del nazismo e dell’antisemitismo militante abbiano influito sull’uomo Freud.
Si tratta di una biografia multidimensionale dove il genio della cultura ebraica, greca antica, incontrandosi con la scienza di ieri, costruisce la scienza dell’oggi, come afferma Stefan Zweig, scrittore e amico di Freud in un famoso saggio dal titolo Il mondo di ieri.

Sandra Maestro ci guida nella lettura di un originale saggio di Paola Caboaro Luzzato sull’Arte-Terapia, una forma di psicoterapia di cui viene illustrato il legame, ma al tempo stesso il percorso di “separazione e individuazione”, rispetto alle sue radici originarie, l’arte e la psicoanalisi. Strumento fondamentale di questa tecnica è lo scambio comunicativo a vari livelli, attraverso il “lavoro simbolico”, per cui l’immagine diventa il “terzo oggetto” tra paziente e terapeuta. L’illustrazione dei principi metodologici di questa tecnica – le “10 C” – ci permette di capire come lavora un Arte-terapeuta.

Le Recensioni sono arricchite ed integrate anche dalle Segnalazioni bibliografiche – di Valentina Denti e Marlena Musso – che, insieme al consueto Notiziario, concludono questo corposo numero.

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