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Questo numero della rivista si apre con un originale lavoro di Julia Pestalozzi, psicoanalista svizzera di fama internazionale, che descrive un fenomeno emergente nella psicopatologia giovanile: l’automutilazione o ” self cutting”. Si tratta di lesioni cutanee autoinferte, con particolare frequenza agli avam-bracci, alle gambe e all’addome, da parte di giovani, per lo più ragazze, senza un vero intento suicidiario. Questo comportamento può essere considerato l’espressione di un insopportabile tensione psichica e di un alterato rapporto con il corpo, alcune parti del quale vengono vissute come “cattive, morte”. Questa sintomatologia, a diffusione crescente in tutti i Paesi occidentali, ci viene esposta dall’Autrice in una prospettiva articolata. Accanto ad una pre-sentazione dei dati epidemiologici e degli aspetti culturali e transculturali del Fenomeno, vengono discussi i fattori intrapsichici, interpersonali e sociali Che possono combinarsi in vario modo con altri quadri psicopatologici. Il self cutting si trova infatti associato spesso a disturbi di personalità borderline, in concomitanza con eventi traumatici, disturbi alimentari, bassa autostima.e perfezionismo. Julia Pestalozzi pone in rilievo le premesse anamnestiche di questi comportamenti patologici: quasi costantemente si riscontrano espe-rienze di deprivazione massiccia nella prima infanzia, o violenze fisiche e abusi sessuali nella pubertà. Il comportamento autolesivo può avere la fun-zione di evidenziare emozioni insopportabili, esperienze di derealizzazione e di depersonalizzazione. Particolarmente significativo risulta in tale contesto l’uso di meccanismi di difesa di dissociazione, che sono approfonditi dalla Pestalozzi anche in rapporto alle scoperte della neurobiologia.

 

Il saggio di Gregorio Hautmann e Andrea Marzi “Gli elementi fondamen-tali del pensiero teorico-clinico di Giovanni Hautmann”, complesso e molto denso, ripercorre aspetti ed aree tematiche fondamentali del pensiero dell’Autore, da oltre trenta anni uno dei più eminenti e originali rappresentanti della psicoanalisi italiana e internazionale, ed evidenzia il confronto e il la-voro parallelo di Hautmann (il suo”debito”) rispetto al pensiero di Bion (e non solo il Bion “classico” degli anni 1961-70). Questo studio mette inoltre in luce il gran contributo originale e specifico relativo al concetto di “situazione analitica” (nei tre parametri della “fantasia”, della “interpretazione”, del “setting”), ed alla specificità del processo psicoanalitico come “metodo” conoscitivo-terapeutico atto alla “conoscenza trasformativa del mentale” tra-mite la “funzione psicoanalitica della mente”, il suo operare nell’analista al lavoro ai vari livelli di organizzazione simbolica. Hautmann ha dedicato, tra l’altro, le sue ricerche ai momenti aurorali della nascita del Sé, alle sue tappe evolutive, agli ostacoli, ai fallimenti possibili, agli esiti psicopatologici sul crinale di uno sviluppo e di una trasformazione incerti o negati. La tradizione psicogenetica della psicoanalisi trova in Hautmann un arricchimento fonda mentale, una integrazione, una retrodatazione tramite esplorazioni primitive che permettono la elaborazione di concetti come la “pellicola di pensiero” e lo “splitting cognitivo primario” (concetti in autonomia teorica rispetto a quelli bioniani di “barriera di contatto”, e di “schermo beta”). La dimensione del dolore mentale è punto nodale della nascita e delle vicissitudini del Sé, e del cambiamento promosso dalla situazione analitica, che può aprire al sen-timento della propria esistenza, alla “passione di esistere”.
Rita Corsa e Gabriela Gabbriellini propongono una esperienza clinica associata ad una elaborazione teorica interessante nell’articolo “Una pietra rugosa. Questioni transferali e controtransferali nella trasmissione transge-nerazionale”. Le Autrici transitano attraverso la letteratura, ormai ricca, re-lativa al modello transgenerazionale, che teorizza la trasmissione, silenziosa e fortemente traumatica, di fantasie e fantasmi tra le diverse generazioni, attingendo agli insegnamenti di H.Faimberg, T. Held, S. Lebovici, J.J. Baranes e altri ancora. Attraverso la trasmissione transgenerazionale si acquisisce un’eredità inconsapevole ed ineluttabile, che va a costituire un deposito di negatività ego-alieno. Nel materiale clinico, tratto dal processo analitico di due pazienti, viene dato particolare risalto alle vicende emotive e psichiche, transferali e controtransferali, che aiutano ad avvicinare aree mute e cripti-che della mente e ad attivare un campo relazionale all’interno del quale è possibile trasformare quei contenuti mentali che sino ad allora risultavano impensabili. Le vicende affettive delle due donne di cui si parla hanno una particolare bellezza e forza evocativa, illustrando il percorso di un disgelo emotivo, di una apertura emozionante alla potenziale ricchezza del mondo dei sentimenti e del linguaggio metaforico ad essi pertinente. Così nel caso della donna che si sente fredda come una pietra, immagine che ha ispirato il titolo, e che nell’accedere alla rappresentazione poetica di Dante nella scena della “piova maledetta” già attinge alla potenza evocativa del linguaggio poetico ed evoca potenti emozioni nella mente della sua analista. Esempi i come questo sottolineano l’intenso lavoro sul controtransfert che le Autrici considerano indispensabile trattando questi problemi. Sempre nel controtransfert viene catturato l’attimo di sfavillio (Glanz) dell’identificazione segreta, che rianima il campo analitico e che consente l’avvio della ri-storicizzazione. Nel caso di Anna appunto, l’istante di Glanz, favorito dalla grandiosità del veicolo poetico (alcune terzine dell’Inferno dantesco) ha consentito il superamento di quella situazione di impasse emozionale che, nell’incontro analitico, mortificava ogni contatto più intimo e vivo, e che rendeva algidi i tentativi di ricostruzione di significato. Il toccante articolo “Lo sguardo e l’ ascolto nelle fasi estreme della vita”
è frutto dell’interesse e dell’impegno teorico e clinico di Lucia Caligiani, Isabella Lapi, Cristina Pratesi in questo ambito così doloroso e importante dell’esperienza umana; appare molto apprezzabile la capacità delle colleghe di coniugare la partecipazione empatica alla lucida riflessione psicodinamica sulle delicate situazioni affrontate. (Troviamo più avanti una ulteriore testi-monianza diretta dei risultati di questo tipo di lavoro in ambito istituzionale fiorentino anche nella sezione Congressi e Convegni con la presentazione del progetto A.L.B.A.). La nostra Associazione ha promosso fino dagli anni ’90, tramite alcuni suoi membri, come ci dicono le Autrici, l’impianto di un approccio analiticamente fondato nel Servizio Pubblico per il sostegno alle ultime fasi della vita. In quale modo ci si può confrontare con l’esperienza della “non rappresentabilità della morte”? Come è possibile un approccio terapeutico che favorisca la necessità del paziente di “sentirsi contenuto”, di fronteggiare l’angoscia e “poter pensare”, di fare esperienza di possibili “trasformazioni” dei vissuti anche in condizioni così estreme e disperanti? Il riferimento a situazioni cliniche specifiche che le Autrici offrono aiuta a comprendere le vie di un possibile lavoro col paziente le cui premesse sono Osservare/ascoltare/entrare in empatia”, assicurando una “presenza coeren-te, con profonda amorevolezza” secondo la citazione da H. Searles.
Nella rubrica Ritagli, Rossella Sandri ricorda Donald Meltzer a quattro anni dalla morte. Nel ritrovare la “memoria delle emozioni” si riconoscono anche le emozioni nella memoria della Sandri, il cui rapporto con Meltzer è stato
carico di affetti e di vitalità, come ella stessa ci dice. Seguendo la rievocazio-ne di Meg Harris Williams circa la passione di Meltzer per la musica latino-
americana e per la danza, la Sandri riflette che “… in effetti Donald Meltzer era un grande ballerino del pensiero psicoanalitico” e passava da pensiero a pensiero con movimenti leggeri fino a creare figure di danza sempre più com-plesse. Per la sua intuizione clinica poi, si lasciava guidare dall’immagine poetica e dal sogno, proprio come un artista. L’Autrice ripercorre lo sviluppo del pensiero clinico di Meltzer a partire da quella felice intuizione che egli chiamò la “geografia del mondo interno” e delle sue dimensioni spaziali. At-traverso questi strumenti Meltzer ha ampliato la riflessione sull’autismo e sul lavoro di E. Bick sull’osservazione del bebé, situazioni nelle quali il corpo in movimento risulta involucro e teatro delle ‘rappresentazioni’ a livello dello spazio sia fisico che psichico del bambino. E proprio dalle percezioni senso-riali precoci con la madre che scaturiscono le prime esperienze estetiche del bebé e quindi l’accesso allo spazio del pensiero.
Federica Gamberale ci parla del recente Convegno dal titolo “Oltre il buio”, tenutosi a Firenze il 7 aprile 2008, nel quale è stato presentato il pro-getto A.L.B.A. (Assistenza al Lutto dei Bambini e degli Adolescenti). Anto-nio Cassese e Maria Moneti hanno contribuito a collocare l’argomento in una cornice culturale più ampia di tipo giuridico e filosofico. Agli psicologi cli-nici impegnati in questo progetto va il merito di aver promosso una matrice di intervento che ha coinvolto tutti gli operatori concretamente coinvolti nel difficile lavoro di assistenza e cura del malato terminale e di sostegno ai loro familiari. Ciò è testimoniato dalla partecipazione attiva al convegno di figure professionali che tradizionalmente lavorano in contatto diretto con i pazienti rispondendo alle specifiche necessità di cure mediche. Il rispetto della verità e la facilitazione della espressività di sentimenti potenti e dolorosi sono i più validi ausili per affrontare l’impegnativo lavoro di elaborazione del lutto.
Le Recensioni proposte in questo numero si aprono con la presentazione che Isabella Lapi ci offre del testo curato da Maria Luisa Algini dal titolo “Sulla storia della psicoanalisi infantile in Italia”, nel quale è ripercorso il cammino della psicoanalisi infantile europea dal secondo dopoguerra ai giorni nostri. é interessante il lavoro proposto dai singoli Autori, che nel suo insieme ci permette di ricostruire il mosaico delle diverse esperienze della psicoanalisi infantile italiana ancorandole ai corrispettivi contesti europei che hanno fatto loro da modello, ispirazione e spesso da luogo di formazione.
Segue il commento su “les enfants perturbateurs” di Danièle Brun, presentato da Lenio Rizzo. Parlare di genitori e figli offre l’opportunità di osser-vare “come ciascuno di essi incontra o re-incontra l’infanzia”, L’intreccio conflittuale degli scambi emozionali permette l’emergere di quelle esperien-ze “perturbatrici o disturbanti” delle quali e portatore il bambino, ma che poi univano in noi equivalenti vissuti in relazione alle specifiche problematiche del suo mondo infantile ancora vivo e problematico nella personalità di ogni adulto. La dialettica fra plasticità e staticità implicita in questi scambi re-lazionali ci permette di pensare, dice la Brun, alla specificità del soggetto Umano; alla discontinuità e alla novità di ogni nuova “ri-combinazione” delle tracce mnesiche che costituiscono ogni volta un evento psichico nuovo, pur nella ripetizione.
Cristina Canzio presenta il libro, originale e insolito nella sua articolazione, scritto da Raffaella Borghi e Haydee Copolechio, dal titolo: “Desaparecidos. Orli di una ferita”, attualmente in corso di pubblicazione. Anche la recen-sione è alquanto atipica, in quanto la illustrazione dei temi trattati nell’opera e quasi travolta dalla intensità delle evocazioni che il testo ha suscitalo in Cristina Canzio. Pensiamo però che non sia tradito il compito della recensio-ne, perché a parlare è una psicoanalista che ha vissuto nella sua giovinezza l’esperienza diretta del clima e della realtà dei fatti di cui le Autrici parlano. Rievocare e pensare alla sua personale “ferita” e a come quell’esperienza si proietta su decenni di vita successiva è forse un forte stimolo che la Canzio ci offre, capace di accendere la curiosità e il coinvolgimento del futuro lettore; il libro offrirà di certo la possibilità di confrontarsi con l’esperienza di una testimonianza carica di vita vissuta e di emozioni, che le Autrici intendono Consegnarci anche attraverso la pubblicazione della riproduzione di opere pittoriche di artisti argentini che si ispirano a quelle vicende.
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